L’Ora di Tutti
L’ora di tutti nasce dal desiderio di interrogarsi sul senso profondo della guerra e sulla fragilità dell’esistenza umana, a partire dal celebre romanzo di Maria Corti dedicato all’assedio di Otranto del 1480. Lo spettacolo non intende raccontare la guerra come evento storico o militare, né costruire una narrazione celebrativa dell’eroismo o del martirio. Al centro della scena vi è invece l’essere umano colto momento in cui comprende che la propria vita sta per cambiare irreversibilmente. “L’ora di tutti” diventa così un’immagine universale: un tempo invisibile, sospeso sopra ogni essere umano come un orologio silenzioso, destinato prima o poi a segnare quell’attimo in cui il destino individuale si spezza e il mondo conosciuto smette di esistere. Attraverso la vicenda dell’assedio di Otranto, lo spettacolo riflette sull’inutilità della guerra e sulla sua capacità di annientare non soltanto le vite, ma anche i gesti semplici dell’esistenza: gli affetti, le abitudini, i desideri, le attese, le promesse di futuro. La drammaturgia alterna dimensione intima e racconto collettivo, trasformando la tragedia storica in una riflessione contemporanea quanto mai attuale: i personaggi non vengono rappresentati come figure monumentali o simboliche, ma come uomini e donne comuni che, improvvisamente, si trovano costretti a guardare in faccia la possibilità della fine. In scena, la memoria storica dialoga costantemente con il presente. L’assedio di Otranto diventa allora il riflesso di ogni conflitto contemporaneo, di ogni comunità travolta dalla violenza, di ogni esistenza interrotta dalla guerra. Cambiano i luoghi, i nomi, le bandiere, ma resta identica la fragilità dell’uomo davanti alla distruzione. Lo spettacolo costruisce un linguaggio teatrale essenziale, emotivo e profondamente umano: più che rappresentare la guerra, L’ora di tutti prova a raccontare ciò che la guerra cancella. Enrico Lo Verso, Paolo Briguglia, Giuseppe Ciciriello e Serena Guida mettono la propria esperienza al servizio di una scrittura ricca di capacità evocativa e profondità. Il loro lavoro permette ai personaggi di sottrarsi alla dimensione puramente letteraria e di acquistare una presenza concreta: ciascuno porta in scena una diversa temperatura emotiva, un diverso modo di reagire, desiderare, scegliere. Scopriamo Otranto e la sua storia attraverso quattro voci e punti di vista diversi: il governatore Zurlo, straniero a cui questo compito tocca per una coincidenza voluta dal caso, il pescatore Colangelo, la cui complessità e forza interiore verranno rese evidenti dalla guerra, la libera Idrusa e Akmed Pascia. Quest’ultimo personaggio, comandante dell’esercito ottomano e dunque appartenente alla parte che esce militarmente vincitrice dall’assedio, nel romanzo di Maria Corti non ha una propria voce né uno spazio attraverso cui conoscere il suo punto di vista. Nell’adattamento teatrale la sua narrazione viene invece introdotta per ampliare lo sguardo sul conflitto e affermare un principio centrale dello spettacolo: in una guerra non esistono veri vincitori. Anche chi conquista una città può scoprire di aver perso, perché con la forza è possibile impadronirsi dei beni e perfino della vita degli uomini, ma non delle loro coscienze. Il suo percorso diventa così la presa d’atto del fallimento della conquista stessa: si può occupare una terra, ma non conquistare con la violenza le menti e i cuori di chi la abita. Le musiche originali di Mirko Lodedo costruiscono un paesaggio sonoro che affonda le proprie radici nella cultura pugliese e mediterranea, senza ricercarne una riproduzione folkloristica. Ritmi, timbri e suggestioni della tradizione vengono rielaborati per creare una materia musicale contemporanea, capace di restituire l’identità di un luogo e, allo stesso tempo, di oltrepassarne i confini. La musica possiede una propria funzione narrativa e metaforica: suggerisce ciò che non viene mostrato, modifica la percezione dello spazio, anticipa o contraddice la parola. Può evocare l’apertura del mare e subito dopo trasformarla in senso di distanza, attesa o minaccia; può conservare l’eco di una festa e lasciarla progressivamente deformare. Il lavoro coreografico di Marilena Martina parte dai gesti e dai ritmi di una comunità di pescatori: il lavoro, il mare, l’incontro, la festa, la vicinanza fisica tra persone abituate a condividere gli stessi spazi. Il movimento restituisce una Otranto popolare e concreta, composta da esistenze semplici ma attraversate da passioni profonde. Non si tratta di illustrare le azioni del racconto, ma di individuare una grammatica fisica capace di suggerire il carattere della città. Quella grammatica viene progressivamente alterata: ciò che prima era ritmo condiviso può diventare disordine, ciò che era vicinanza può trasformarsi in separazione, il gesto quotidiano può perdere la propria funzione. La compresenza di recitazione, musica e coreografia permette allo spettacolo di affidare a ciascun linguaggio una funzione diversa. La parola racconta, il suono evoca, il corpo rende visibile. Nessuno dei tre elementi è decorativo rispetto agli altri: dalla loro relazione nasce una scena capace di costruire immagini con mezzi essenziali e di lasciare allo spettatore uno spazio attivo di immaginazione.
L’Ora Di Tutti
Con ENRICO LO VERSO
PAOLO BRIGUGLIA
GIUSEPPE CICIRIELLO
SERENA GUIDA
Coreografie:
