“Tutti gli dei hanno paura di una donna che sa guardare se stessa.”

                  Madeline Miller

Circe – Storia di Una Maga

Circe è un mito che ritorna, si reinventa, si ribella. Una voce che attraversa i secoli per raccontarsi finalmente da sé. In questo reading teatrale tratto dal romanzo bestseller di Madeline Miller, la figura leggendaria della maga dell’isola di Eea si libera dalle catene dell’interpretazione maschile e patriarcale, e trova nuova vita nella voce intensa e profonda di Barbara De Rossi. Attraverso una narrazione lucida, poetica e piena di forza, Circe si presenta come donna, figlia, sorella, amante, madre ed esiliata. La scena diventa il suo rifugio, il suo regno interiore, lo spazio in cui evocare le tempeste dell’anima e della natura. Il pubblico è guidato in questo viaggio da un’interpretazione vibrante e raffinata, capace di restituire tutta la complessità di un personaggio che è insieme mitico e profondamente umano. Barbara De Rossi attraversa con empatia e intensità le molte anime di Circe, restituendone la fragilità, la determinazione, la solitudine e la sete di libertà. A rendere ancora più evocativa e immersiva l’esperienza è la musica dal vivo, eseguita in scena. Suoni ancestrali, melodie sospese, atmosfere eteree e talvolta inquietanti accompagnano le parole e ne amplificano la forza emotiva. Il dialogo tra voce e musica crea un flusso continuo, una tessitura scenica che avvolge lo spettatore e lo trasporta nel tempo sospeso del mito. In scena, pochi elementi essenziali: uno spazio rarefatto, quasi sacro, che richiama la solitudine dell’isola, la magia delle erbe, il sussurro del mare. Le luci scolpiscono gli stati d’animo, i silenzi parlano quanto le parole. Circe è un atto di rivendicazione. Un viaggio dentro l’archetipo femminile. Un invito ad ascoltare la voce delle donne che sono state messe a tacere, ieri come oggi. È teatro, parola, musica, corpo. È mito che si fa presente.

Arianna ha perso il filo

Circe 

Storia di Una Maga

Con Barbara Bovoli

Regia e Drammaturgia

di ALESSANDA PIZZI