Uno Nessuno e centomila

Odiseea infinita - Enzo Decaro

PREMIO FRANCO ENRIQUEZ 2017  Alla regia e all’interpretazione  

PREMIO DELIA CAJELLI per il Teatro  2018  

  

Con ENRICO LO VERSO 

Dal romanzo di LUIGI PIRANDELLO

Adattamento e regia ALESSANDRA PIZZI

Produzione ERGO SUM 

Durata: 1h, 10’ 

Enrico Lo Verso affronta questa sfida con grande intenzione, trasporto e  concentrazione e la vince” (Flaminio Boni) 

Lo Verso ha davvero recitato col cuore in mano, senza infingimenti e artifici,  facendo del dramma di Vitangelo il dramma dell’uomo attuale, sempre più  lacerato tra doveri sociali e anelito alla libertà; ma soprattutto oggi più che mai  schiavo della propria immagine, del proprio “essere per gli altri” e mai per sé stesso  come si vuole veramente” (Silvia La Porta) 

“Un adattamento difficile quello realizzato da Alessandra Pizzi (anche regista) che  si confronta con un testo già scritto e riscritto, troppo conosciuto per giocare la  carta sorpresa di una filosofia di vita che sbaraglia, disarmante” (Azzurra  Convertino)

Lo spettacolo “evento” che ha realizzato oltre 400 sold out in Italia e all’Estero. Un omaggio a Luigi Pirandello attraverso l’adattamento teatrale, curato da Alessandra Pizzi, del più celebre dei suoi romanzi.   La storia di un uomo che sceglie di mettere in discussione la propria vita, a partire da un dettaglio, minimo, insignificante. Il pretesto è un appunto, un’osservazione banale che viene dall’esterno. I dubbi di un’esistenza si dipanano intorno a un particolare fisico. Le cento maschere della quotidianità lasciano il posto alla ricerca del SÉ autentico, vero, profondo. L’ironia della scrittura rende la situazione paradossale, grottesca, accentua gli equivoci. 

 La vita si apre come in un gioco di scatole cinesi, nel fondo è l’essenza: abbandonare i centomila per cercare l’uno, a volte, può significare fare i conti con il nessuno. Ma forse è un prezzo che conviene pagare, pur di assaporare la vita.

Enrico Lo Verso torna in teatro, dopo dodici anni di assenza, e “veste” i panni di Vitangelo Moscarda, o di “quel Gengè” che il protagonista del romanzo è per sua moglie Dida, e rende magistralmente omaggio a tutti i personaggi del racconto, ma soprattutto rende omaggio all’universalità del pensiero di Pirandello. Lo fa con una mimica e una parlata sensazionali, anima una scena minima ed essenziale che pare affollata dalle domande, dai dubbi, dal continuo, incessante bisogno di trovare risposte, tipico della scrittura di Pirandello.

Alessandra Pizzi ha preso un testo, “quello che meglio riesce a sintetizzare il pensiero nel modo più completo” a detta dello stesso autore, e ci ho scavato dentro, togliendo orpelli, barocchismi, metafore, alla ricerca dell’essenziale.

Il risultato è uno spettacolo di forte impatto dinamico, una seduta  di psicoterapia, come lo ha definito la critica, in cui il pubblico si immerge in una storia che crede di conoscere, ma approda a un risultato inaspettato.

In 70 minuti dell’atto unico, sale sul palco la forza dirompente dell’IO che cerca lo specchio, non per trovare sicurezze nella proiezione della propria immagine, per “romperlo” e dimostrare al mondo che non c’è forma oltre la verità.

Il Vitangelo Moscarda di Lo Verso è un eroe contemporaneo, l’uomo “senza tempo”. Un’interpretazione naturalistica, immediata, “schietta”, volta a sottolineare l’attualità di un messaggio universale, univoco, perenne: la ricerca della propria essenza, dentro la giungla quotidiana di omologazioni. La voglia di arrivare infondo ed assaporare la vita, quella autentica, oltre le imposizioni sociali dei ruoli. La paura di essere soli, fuori dal grido sociale della massa. Ed infine, il piacere unico, impagabile della scoperta del proprio “uno”: autentico, vero, necessario.